L’archeologia del lavoro

novembre 10, 2008 at 3:05 pm (notizie stampa) (, , )

Sesto San Giovanni dedica l’autunno alla riscoperta della propria storia. E novembre è un mese particolarmente ricco di appuntamenti, con la rassegna «Domeniche tra arte e industria», il ciclo di visite guidate nei luoghi della città di ieri e di oggi. Dopo un primo percorso nell’area della ex Falck, lo scorso ottobre, saranno coinvolte anche la ex Breda e la ex Marelli, in un’iniziativa che vede come piatto forte la visita a importanti siti di archeologia industriale (prossimi appuntamenti: domenica 16 e domenica 23): un modo intelligente di preservare il passato valorizzandone le tracce nel presente. Disciplina nata in Inghilterra negli anni Cinquanta, l’archeologia industriale ha in Lombardia una delle zone privilegiate a livello europeo, in virtù della precoce industrializzazione e della fitta presenza di aree dismesse. Perlopiù si tratta di siti molto complessi, talvolta imponenti, solo recentemente riconosciuti dal punto di vista culturale. È il caso della Valle Olona: lungo il corso del fiume, senza soluzione di continuità fra Varese e Legnano, si allinearono nei secoli numerose attività manifatturiere a produzione specializzata, che traevano dall’acqua una risorsa essenziale per i cicli produttivi. Una tradizione che comincia già nel Settecento, con l’installazione dei primi mulini ad uso industriale, e che ha il suo apice tra l’Ottocento e la prima metà del secolo scorso. A farla da padrone il tessile, con cotonifici e garzifici, insieme a tintorie, candeggi, stamperie, concerie, cartiere.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=305033

Permalink Lascia un commento

Viaggio tra le migliori bollicine dell’Oltrepò

ottobre 10, 2008 at 3:54 pm (notizie stampa) (, , , , , )

L’Oltrepò Pavese, tra le regioni vitivinicole più estese e bucoliche d’Europa, sta a quaranta minuti d’auto da Milano. È un enorme vigneto situato a sud del Po (tredicimila ettari e quarantadue comuni in provincia di Pavia), in mezzo al quale sbucano i campanili di silenziosi villaggi di campagna: la sua aspra collina prima fiancheggia la statale 10 che collega Voghera a Stradella poi, tornante dopo tornante, si aggrappa fino alle pendici dell’Appennino Ligure. Ha il fascino viticolo dei terroir più grandi nonostante la mancanza di Cru da leggenda e l’assenza di vignaioli superfamosi.Eclettica fino all’autolesionismo (troppe varietà, troppe tipologie), l’Oltrepò ha il pregio di essere terra di talento per gli spumanti di valore. Elaborati col metodo tradizionale, come in Champagne, il più delle volte nascono da cuvée di Pinot nero, vinificato in bianco o in rosa, coltivato lungo i crinali più alti, asciutti, calcarei e verticali del comprensorio, caldi di giorno e freschi di notte. A Torricella Verzate, dieci minuti d’auto da Casteggio, Pierangelo Boatti della Monsupello, 0383.896043, monsupello@monsupello.it, mette a punto Blanc de Noirs intensi e profondi: su tutti il Nature e il Brut Millesimato 2003. Poco distante, a Calvignano, Fabrizio Maria Marzi, chef de cave della Travaglino, 0383.872222, info@travaglino.it, è un altro con la mano sensibile: ottimo il suo Grand Cuvée Brut, quadrato e godibile il Brut Rosé Monteceresino.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=297038

Permalink Lascia un commento

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.