Ma nelle aule è tornata la voglia di disciplina
I sindacati scendono in piazza contro le proposte Gelmini senza distinzioni. Anche contro quel cinque in condotta che il ministro ha introdotto per arginare l’ondata di bullismo che nelle nostre scuole tocca quasi sette istituti su dieci. Eppure la voglia di disciplina è ormai una necessità. È richiesta a gran voce dai docenti italiani. È raccomandata da pediatri e psicologi di fama internazionale. E all’estero è diventata quasi un’ossessione contro il dilagare della maleducazione e dell’arroganza di ragazzi e bambini nelle scuole. In Germania vogliono l’espulsione degli alunni che fanno più di cinque giorni di assenza non giustificata. E in Inghilterra un professore inglese su cinque invoca addirittura il ripristino delle pene corporali per arginare comportamenti «oltraggiosi» degli alunni. C’è nostalgia della vecchia bacchetta, insomma. Quella che i professori non possono più usare a scuola ma che i genitori non si sognano neppure di sostituire con qualche sonoro schiaffone da affibbiare nei casi estremi. A casa, infatti, i figli vengono trattati spesso come principini e giustificati quasi sempre per le malefatte scolastiche. Ma anche mamme e papà dovrebbero imparare a offrire ai propri figli direttive certe e segnali chiari. E chi non ne è capace può sempre leggersi qualche saggio che lascia il segno nelle coscienze. Come i testi sulla disciplina del filosofo Bernhard Bueb. Direttore per trent’anni di un prestigioso collegio tedesco, afferma con forza che «è giunta l’ora di riscoprire una virtù dimenticata e di ritrovare il coraggio della severità.
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I suoi libri come letteratura dell’esilio
Jean-Marie Gustave Le Clèzio descrive i suoi romanzi come «letteratura dell’esilio», e se stesso come un esiliato, benché nessuno l’abbia mai cacciato dalla sua Nizza. Di madre francese e padre mauritano, Le Clèzio ha vissuto e vive in giro per il mondo, fra il New Mexico e Mauritius, l’Inghilterra e la Costa Azzurra, alla ricerca di un’identità non limitabile ad alcun confine nazionale. Con il suo primo romanzo, Il verbale, pubblicato a 23 anni, ha vinto il prestigioso premio «Renaudot» e da allora ha firmato oltre 40 libri fra saggi, romanzi, racconti, diventando uno dei più noti autori francesi contemporanei. Fra i suoi testi tradotti in Italia, Il continente invisibile, L’africano, Diego e Frida, Stella errante, Le due vite di Laila, questi ultimi tre usciti da il Saggiatore (che sta per ripubblicare nei tascabili Diego e Frida).Pur essendosi formato alla scuola del Noveau Roman anni ’60, Le Clèzio ha poi gradualmente virato verso la forma tradizionale del racconto, soprattutto quella che ha per tema il viaggio (l’esilio, direbbe lui). I critici lo hanno accostano a Zola e Joyce, a Stevenson e a Lautréamont, ma lui preferisce citare fra i suoi modelli Rimbaud e alcuni contemporanei americani, da N. Scott Momaday ad Henry Roth. A proposito del Nobel ricevuto, ha detto: «Un premio che mi dà il desiderio di continuare a scrivere».I temi ricorrenti dei suoi romanzi, oltre al viaggio, sono la filosofia, il recupero del pensiero religioso e spirituale in contrapposizione al razionalismo occidentale.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=296964
«Il nostro compito sarà di dare voce alla società civile»
«La commissione per il futuro di Roma capitale non è politica, non è un laboratorio di sovrapposizione tra destra e sinistra, ma serve a dare voce alla società civile e a ragionare sul futuro della città. Non ci sarà nessuna sovrapposizione con il Consiglio comunale o con la giunta. Sarà un laboratorio che opererà con metodi inclusivi, con alternative di natura diversa. Alternative che passeranno per il consiglio e la giunta». Lo ha detto il sindaco Gianni Alemanno riferendo in consiglio comunale sulla commissione per il futuro di Roma capitale. Alemanno ha spiegato di aver letto un opuscolo preparato nel 2001 «scritto da Rutelli intitolato “Verso un piano strategico di sviluppo”. Un piano che però nei fatti non è mai stato realizzato e che noi vogliamo presentare in aula a luglio, in concomitanza con il Dpf». Per Alemanno «Roma si trova ancora oggi a dover completare il proprio percorso di Capitale dello Stato, pur proiettandosi su una dimensione globale, in cui le aree metropolitane hanno sviluppi superiori a quelli degli stati nazionali».Ecco perché «è necessario – per Alemanno – attrarre investimenti internazionali e avere una banca di progetti, compresi quelli presentati in passato, da mettere sul mercato». La commissione avrà una sede propria «e non costerà nulla alle casse del Comune – ha concluso -. I componenti non avranno gettone di presenza e il termine della consegna del loro lavoro è fissato per marzo 2009».
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